Il Bambino ritrovato

Cari amici voglio condividere con voi questa storia vera che ci ricorda il vero spirito del Natale a prescindere dalla convinzione religiosa che ognuno di noi liberamente ha scelto di avere o non avere….è un pò lunga ma vale la pena di leggerla. Carlo

Ma siete davvero sicuri di non esservi stancati di sentire storie di bimbi? Allora io ci provo ancora…

Nella città di ………c’è una casa di prima accoglienza per i bimbi di strada. E’ una casa un po’ grigia, senza giardino, ma almeno si trova vicino alla stazione, cioè un posto di frontiera.

Qui è stato accolto Satthu, un bimbo di circa 10 anni, con un handicap mentale, ma sveglio e simpaticissimo. Non possiamo capirci molto attraverso le parole, perché Satthu sembra parlare un’altra lingua. Gli chiedo allora di fare un disegno e lui butta giù sul foglio un segno strano che poi ripete all’infinito, una specie di geroglifico. Penso ad una bizzarra manifestazione del suo handicap e non insisto più.

Dopo pochi giorni un nostro conoscente passa dalla casa, guarda distrattamente i fogli scarabocchiati, ascolta il bimbo parlare tra sé ed esclama: “Dove avete trovato questo bimbo? Lo sapete che parla tibetano e ha scritto qualcosa in questa lingua?” Ci guardiamo sorpresi: dal Tibet? Così lontano? E come è capitato qui? Satthu non capisce i nostri discorsi, ma quando il visitatore accenna a una parola nella sua lingua si accende tutto e ride felice.

Chissà se scopriremo mai da dove è scappato. Sembra di non avere per niente il senso dell’orientamento. Se esce di casa si guarda attorno smarrito e comincia a camminare velocissimo nella prima direzione che gli capita.

Allora, anche quando siamo in casa, chiudiamo la porta a chiave per paura che in un momento di distrazione gli venga la voglia di uscire e si perda di nuovo.

Passano i giorni. Sono in casa con i bimbi. Satthu sta giocando sul pavimento. Ad un tratto qualcuno esce e lascia la porta aperta. Il mio sguardo si dirige subito su Satthu. Anche lui ha notato la porta aperta e si alza di scatto, si dirige risolutamente verso la porta e la chiude! Sì, la chiude, gira la chiave e mette il paletto, tutto completo! Poi tranquillo se ne torna seduto a giocare. Non riesco a
trattenere una risata. Ha imparato bene! E dire che noi chiudiamo la porta per lui!

Ora ci siamo seduti tutti in cerchio con gli altri volontari per la preghiera. I nostri cuori sono pesanti perché ci hanno comunicato che un altro bambino di strada handicappato – Nighil – che avevamo accompagnato in un altro istituto, sperando che lì potesse ricevere cure più specifiche, è scappato di nuovo sulla strada, ha avuto un piccolo incidente ed è stato ricoverato all’ospedale. Ma quando siamo andati a cercarlo – informati dalla polizia – non c’era più, era scappato di nuovo e ora nessuno sa dove si trovi.

E’ piccolo, avrà otto anni, cammina barcollando, ha un braccio rattrappito, soffre di convulsioni, non parla … Cosa gli succederà? Affidiamo tutta la nostra pena al Signore, padre dei poveri e degli orfani: cantiamo e preghiamo.

All’improvviso sentiamo un grido: Satthu e gli altri bambini sono alla finestra e ci chiamano per aprire la porta. Qualcuno urla il nome di Nighil. Ci precipitiamo alla porta con il cuore in gola e qui ci compaiano davanti due giovani malvestiti: sono i frequentatori della stazione. Raccolgono
spazzatura e sniffano coca. Li conosciamo bene; puzzano di fumo e di sostanze eccitanti ma tengono per mano un bimbo: Nighil. “Eccolo, ci dicono, l’abbiamo trovato, sapevamo che lo cercavate, eccolo qui”.
E’ lui, magro, spaurito. Ha l’aria smarrita di chi ha girato tanto senza mangiare, senza meta: la bava alla bocca, la mano rattrappita e una gamba fasciata, quella ferita nell’incidente, anche dall’altro braccio ciondolano delle bende ormai lacere e sporche.

Ringraziamo i due giovani, li invitiamo ad unirsi a noi ed è subito festa. Tutti cominciano a cantare e a ballare attorno a Nighil e lui è nel mezzo, sorpreso e divertito. Ci riconosce, si ricorda di noi? Non sappiamo, ma la piccola mano rattrappita cerca di congiungersi con l’altra per applaudire, per segnare il tempo della danza. Chi l’abbraccia, chi lo bacia, è Lui, l’abbiamo trovato: la bava gli scende dalla bocca spalancata in un enorme sorriso. Un altro bimbo si prende in mano l’orlo della maglietta e pulisce le labbra di Nighil, un altro rimuove le fasce per medicarlo di nuovo con bende pulite.

E’ Lui; il nostro fratello è tornato! …… E’ NATALE!

Sorella Fabiola Fabbri
delle Sorelle Apostole della Consolata

Ashwasa Dhawan (India)

Il Bambino ritrovatoultima modifica: 2008-12-21T11:10:00+01:00da admin
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento